25 aprile – Festa della liberazione

“In Italia fino al 25 luglio c’erano 45 milioni di fascisti. Dal giorno dopo c’erano 45 milioni di antifascisti. Ma non mi risulta che l’Italia abbia 90 milioni di abitanti”

Questa battuta di Winston Churchill fotografò perfettamente il carattere di una nazione poco propensa ad assumersi le proprie responsabilità.
L’Italia, è bene ricordarlo, non subì il fascismo. Lo inventò e poi ne esportò il modello.
Hitler ascese al potere 11 anni dopo Mussolini e per sua stessa ammissione guardò a Mussolini come l’esempio a cui ispirarsi almeno fino al 1933.

In Italia non ci fu mai un processo ai fascisti come fu Norimberga per la Germania. Questo perchè gli USA temevano che avrebbe spianato la strada al partito comunista e alle porte della guerra fredda non sarebbe stato utile.
Nel 1946 poi, subito dopo la fine della guerra, Palmiro Togliatti concesse addirittura l’amnistia ai fascisti perdonandogli tutta una serie di reati di violenza, omicidio e collaborazionismo.
La volontà del capo del partito comunista era quella di riappacificare il Paese per aprire una stagione di dialogo ma probabilmente l’amnistia fu un errore.
Iniziata come parziale, l’amnistia sfuggì di mano e lo stesso Togliatti fu costretto ad emanare delle direttive che tentavano di limitare l’interprerazione estensiva di quel provvedimento. Alla fine sfuggirono alla giustizia 220.000 fascisti, tra i quali molti che avevano ricoperto incarichi direttivi. Umberto Eco scrisse che molti dei fascisti che erano stati cacciati dalla porta finirono per rientrare dalla finestra.
Allo stesso tempo l’assenza di un vero processo al fascismo non rese possibile la formazione di una coscienza popolare e di una memoria storica della popolazione su quello che era successo.
Tutte queste scelte scellerate tennero viva l’anima nera del fascismo nel nostro Paese.

Il Movimento sociale italiano (MSI) fu figlio di quella storia. Un partito di dichiarata ispirazione fascista nato proprio nel 1946 e il cui primo presidente fu Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Flottiglia Mas, un violentissimo corpo militare fascista indipendente che combattè accanto ai nazisti macchiandosi di crimini di guerra efferatissimi.
Borghese tenterà nel 1970 un colpo di Stato che fallì.
L’MSI durerà 45 anni e raggiungerà il suo momento di massimo splendore negli anni ’70 quando capo del partito era Giorgio Almirante.
Almirante era stato funzionario del regime fascista, venne condannato nel 1947 per collaborazionismo con i nazisti e nel corso della sua storia politica venne accusato di “istigazione ad attentato contro la Costituzione”, “tentata ricostruzione del partito fascista”, “insurrezione armata contro i poteri dello Stato” e “apologia del fascismo”. Inoltre Almirante aveva una lunghissima storia di accuse di collusione con la massoneria deviata, con la loggia P2 di Licio Gelli, con i servizi segreti militari e con il terrorismo nero. Lo stesso terrorismo nero che sarà responsabile, nel 1980, della strage della stazione di Bologna.
Almirante aveva scritto, nel 1942, il “Manifesto della razza”. Uno scritto in cui esaltava il razzismo e affermava la superiorità del sangue italiano rispetto a quello dei meticci e degli ebrei.

Giorgia Meloni inizia la sua carriera politica proprio nel Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Da quella storia discende Fratelli d’Italia, il partito della Meloni, che ha deciso di mantenere nel suo simbolo proprio la fiamma tricolore che era del MSI. Su Mussolini la Meloni disse: “è il miglior politico degli ultimi 50 anni”.

Alla Decima Mas e al fascismo hanno inneggiato il generale Vannacci, esponente di spicco della Lega di Salvini, ma anche esponenti di Fratelli d’Italia e i giovani del partito della Meloni, come svelato dalle inchieste di Fanpage “Gioventù meloniana” e “Lobby nere”.
Lo scorso febbraio il giornalista Giacomo Salvini ha pubblicato le chat di Fratelli d’Italia. In quei gruppi whatsapp, con centinaia di partecipanti, Mussolini veniva definito un gigante e la Meloni raccomandava ai suoi di evitare le canzoni fasciste ai comizi perchè la mettevano in difficoltà.
Ignazio La Russa, presidente del Senato e seconda carica dello Stato, per sua stessa ammissione non festeggia il 25 Aprile. Il padre era stato segretario del partito nazionale fascista di Paternò, poi senatore del Movimento sociale italiano. La Russa fu dirigente dei giovani del MSI, ha la casa piena di cimeli fascisti e di busti di Mussolini che espone con grande fierezza.

Nel 1987, divenne segretario del MSI Gianfranco Fini. Al momento del passaggio delle consegne Almirante disse “Nessuno potrà dare del fascista a chi è nato nel dopoguerra”.
Questo è un insegnamento che da quel momento tutti gli esponenti del neofascismo italiano hanno fatto proprio e che ha fatto proprio anche l’attuale partito di Giorgia Meloni, che continua a dire che il fascismo è un capitolo chiuso e sepolto della nostra storia e che quindi loro non possono essere considerati fascisti.
Qualcuno gli ha fatto notare che una pasta con uova, guanciale e pecorino puoi anche chiamarla in modo diverso, ma rimane una carbonara. Allo stesso modo un partito che ha le stesse caratteristiche, lo stesso simbolo e la stessa cultura del Movimento Sociale Italiano puoi anche chiamarlo Alleanza Nazionale o Fratelli d’Italia ma la sostanza rimane la stessa.

Oggi chi ci governa è erede di questa storia ed è bene saperlo e ricordarlo sempre. Alcuni sono cresciuti in famiglie fasciste, altri si sono abbeverati nei movimenti dell’ultradestra e lì hanno formato la loro cultura politica.
Oggi questi soggetti fanno una fatica enorme a dirsi antifascisti, ma hanno giurato su una Costituzione che è profondamente antifascista, nata dalle ceneri di un ventennio di dittatura che ha portato l’Italia alla distruzione.

È bene sapere cosa festeggiamo il 25 Aprile e perchè alcuni invece non lo festeggiano e vorrebbero silenziarlo.
Il 25 Aprile è, per certi versi, un giorno della memoria e della coscienza collettiva.
Questo paese ha inventato l’orrore del nazifascismo, è stato distrutto da esso, è stato liberato con l’aiuto e il sacrificio di pochi che hanno lottato e sono morti per il bene di tutti e, ad oggi, non ha ancora fatto i conti con la sua storia e le sue colpe. Ad oggi non ci siamo ancora decisi a guardarci negli occhi e a dirci che la storia conta, che le radici politiche contano, che il fascismo è guerra, violenza, razzismo e sopraffazione e che è sopravvissuto per delle scelte sbagliate del passato.
È bene scegliere da quale parte stare: dalla parte di quelli che hanno liberato l’Italia dal nazifascismo e le hanno dato una Costituzione, oppure dalla parte di quelli che nella cultura fascista si sono formati, che ne hanno raccolto le redini e tentano di mantenerla viva.

Siamo un paese senza memoria, ma non il 25 Aprile.
Il 25 Aprile è la ricorrenza più importante della nostra storia. Altro che sobrietà.

Buona festa della liberazione a tutti.

Leonardo di Gesù


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